Il Monastero di S. Cecilia, sorge nella zona più antica di Roma, la caratteristica Trastevere, sulla casa della martire del cui titolo si pregia, nell'insula Anicia, alla cui gens appartenne il nostro S. P. Benedetto. Subito dopo il martirio di S. Cecilia (III secolo), l'antica domus romana divenne luogo di culto e, già prima, durante la vita della santa, si era distinta come luogo di accoglienza di varie forme di povertà e di testimonianza di vita evangelica. La Basilica di S. Cecilia, dove le monache celebrano quotidianamente la liturgia delle ore, è una delle più suggestive dell'Urbe. Nella cripta è venerato il corpo di S. Cecilia, ritrovato nelle catacombe di San Callisto da Papa Pasquale I e riportato nella casa della martire, sulla quale Papa Pasquale edificò la chiesa consacrandola solennemente nell'821. Rinvenuto intatto nel 1599, il corpo di S. Cecilia fu ritratto in una splendida statua da Stefano Maderno. Famoso è il ciborio di Arnolfo di Cambio e l'affresco del Giudizio Universale che Pietro Cavallini dipinse sulla controfacciata della chiesa, oggi gioiello conservato su in alto nel coro monastico. Papa Pasquale fondò anche un Monastero. Lungo i secoli si sono susseguite differenti presenze monastiche. Tra il 1344 e il 1419 e poi tra il 1438 e il 1527 il Monastero fu abitato dagli Umiliati , un Ordine nato in Lombardia nella seconda metà del secolo XII, che formulò una regola, le cui fonti principali sono la regola agostiniana e quella benedettina, con l'ideale ispiratore di povertà, lavoro, carità. Comprendeva nella famiglia monastica monaci, monache, laici e laiche che si impegnavano con un propositum di vita evangelica; coinvolgeva diversi stati di vita e condizione sociale. Valorizzava il lavoro femminile integrato con quello maschile.Gli Umiliati esercitarono, in “S. Cecilia”, l'arte della lana. L'ordine degli Umiliati fu soppresso nel XVI secolo. Il Monastero fu rifondato, con bolla del Papa Clemente VII, il 25 giugno 1527, e affidato ad un gruppo di monache benedettine, trasferitesi in “S. Cecilia” l'11 novembre 1527, guidate da D. Maura Magalotta, che ne divenne la prima Abbadessa. Le monache provenivano da Campo Marzio in Roma, dove aveva sede un Monastero, oggi estinto. La comunità di Campo Marzio era originaria della Cappadocia basiliana, e aveva portato a Roma le reliquie di S. Gregorio Nazianzeno, insieme ad una delle più antiche icone della Madonna “Avvocata nostra” attualmente custodita dai rappresentanti in Roma del Patriarcato Siro-Antiocheno, presso Campo Marzio. La conseguente devozione a Maria con il titolo di “Avvocata nostra” è molto sentita dalle monache di S. Cecilia. La Comunità di S. Cecilia fondò un monastero presso la Chiesa dei SS. Vito e Modesto per volere del Papa Sisto V, monastero che passò alle monache cistercensi di S. Susanna in Roma, con le quali le monache di S. Cecilia mantengono tuttora stretti rapporti.