La Comunità di S. Cecilia intende riprendere l'attività farmaceutica, una volta fiorente. In ogni monastero benedettino, o che fa riferimento alla Regola di S. Benedetto, è sempre esistito, accanto all'infermeria, un Giardino dei semplici, per la coltivazione, e una Farmacia, per il trattamento e la conservazione delle erbe e dei loro derivati. Nel passato la Comunità di S. Cecilia ha avuto rapporti con antiche farmacie romane e con monasteri benedettini e carmelitani, italiani ed esteri. In una “nota di tutti i luoghi che esercitano la spezieria in Roma nel 1695” vengono citate le Reverende Monache di Campo Marzio e nell'elenco delle spezierie conventuali a Roma nel XVII secolo figurano le Reverende Monache di Campo Marzio (Benedettine) e le Reverende Monache di Santa Cecilia (Benedettine) (in Erbe e Speziali. I Laboratori della salute. Biblioteca Nazionale Centrale – Roma, 2007). Il settore farmaceutico comprendeva anche l'utilizzo e la vendita di garze tessute a mano. Il 12 Marzo 1937, l'intera Farmacia fu trasferita in Vaticano, dietro un compenso elargito da Papa Pio XI per le spese di sostentamento della Comunità. Nella cronaca del Monastero è scritto che il trasporto di tavoli (alcuni istoriati e decorati), armadi, vasi di varia forma e materiale, stilli, bilance ecc., durò ben quattro giorni, con diversi viaggi di camion al giorno. Soltanto dei residui rimasero al Monastero. Tuttavia sino agli anni '50 del secolo scorso, foglie curative di sambuco, malva e lavanda, opportunamente essiccate, venivano consegnate dalla monaca farmacista a chi le richiedesse attraverso la “ruota”. Erbe come la valeriana e la melissa, foglie di pomodoro e di carciofo, scorze e fiori d'arancio amaro e dolce, viole ed altri fiori campestri, infusi, variamente elaborati, venivano utilizzati per la preparazione di sciroppi, decotti, polveri medicamentose, balsami e liquori. L'elaborazione dei semplici non si limitò al settore farmaceutico, ma ispirò anche disegni e miniature. Fiori e foglie venivano altresì incerati e intrecciati, in vario modo, a scopo decorativo.
Da qualche anno si è avviato un progetto per la ricostituzione di un Giardino dei semplici negli ampi spazi del Monastero. In particolare, al momento, è in atto una coltivazione di lavanda per la produzione di olio essenziale, confezioni profumate, tisane, saponi. Inoltre si è costituito un roseto con diverse varietà di “rose antiche” profumate e di gelsomini.

 

Lavorazione e decorazione della cera

Da secoli, nel monastero di Santa Cecilia, si modella la cera. Il lavoro comprende la realizzazione di angioletti, bambinelli, statuette di S. Cecilia. In particolare, il “Gesù Bambino” è spesso deliziosamente decorato e rivestito di tessuti impreziositi da ricami e merletti. Si realizzano anche candele augurali per gli sposi, ceri variamente decorati, ceri pasquali. La cera viene, talora, profumata con l'essenza di lavanda e arricchita dall'applicazione di foglie e fiori secchi.

 

l'Agnus Dei

L' Agnus Dei è una forma di cera vergine nella quale è impressa la figura dell'Agnello Pasquale, vittorioso sulla morte che ha subito nell'altare della croce. Sul retro dell' Agnus Dei è impressa la figura di Maria con il Bambino: Salus populi Romani. La cera per gli Agnus Dei è impastata con acqua e balsamo ed è considerata un segno del profumo di Cristo che ogni cristiano è chiamato a spargere nel mondo, lottando contro le forze del male. Antichissimo è il rito della benedizione degli Agnus Dei nella Chiesa romana. Prima essi venivano distribuiti dal Papa il sabato dell'ottava di Pasqua, durante la celebrazione Eucaristica, al canto dell' Agnus Dei; poi in occasione della solennità dell'Ascensione. Questa tradizione attualmente non è più in uso; anche se gli Agnus Dei continuano ad essere ricercati.

La miniatura viene realizzata su pergamena, cartoncino, cera.