Cecilia


Santa Cecilia: martire romana del III° secolo.
La sua passio racconta la consacrazione della nobilissima giovane, che sempre custodiva nel suo cuore il Vangelo, mantenendosi incessantemente in uno stato di intimo colloquio con il Suo Signore.
Il padre che, secondo la legge romana, aveva potestà di vita e di morte sui figli, l’aveva promessa sposa a Valeriano.
Cecilia, unica cristiana della famiglia, non pensò neppure di opporsi alla volontà del padre. Sarebbe stato inutile!
Il giorno delle nozze, mentre venivano eseguite musiche in onore degli sposi, Cecilia continuava a cantare nel cuore il canto al Suo Signore.
“ Cantantibus organis, Caecilia Domino decantabat dicens: Fiat cor meum immaculatum, ut non confundar ”: è la famosissima antifona che da secoli fà di Cecilia la patrona dei musicisti e cantori.
Conclusa la festa, Cecilia e Valeriano si ritrovarono soli e Cecilia rivelò a Valeriano il segreto del suo Amore, proponendogli di condividerlo, vivendo il loro matrimonio nella verginità.
Valeriano, che amava di tenero amore Cecilia, colpito dalle sue parole, acconsentì ad esse pur senza comprenderle a pieno. Chiese comunque una prova della presenza soprannaturale di cui Cecilia parlava, aggiungendo: “ Se, invece, tu ami un altro uomo, allora io ferirò con la spada te e lui ”.
Cecilia lo invitò a conoscere il “ solo Dio vivo e vero ” e a tale scopo lo raccomandò al Papa Urbano, presso le catacombe.
Valeriano fu battezzato ed anche suo fratello Tiburzio e questa casa divenne un luogo di preghiera, di accoglienza dei poveri che, come sempre e dappertutto, si affollavano nella zona portuale, di testimonianza del Vangelo.
Condannati a morte, in quanto cristiani, subirono il martirio dapprima Valeriano e Tiburzio. Seguì l’atroce martirio di Massimo, il boia del prefetto, convertitosi alla vista della fede dei due fratelli, che tenacemente si erano rifiutati di sacrificare agli dei falsi.
Infine fu la volta di Cecilia, condannata prima al soffocamento ed, essendone uscita illesa, alla decapitazione, nella sua stessa casa.
“Tre volte il carnefice le dette il colpo di spada ( di più non era permesso dalle leggi romane) ma con nessuna di esse riuscì a staccarle il capo dal busto, per cui la lasciò così”. La santa sopravvisse tre giorni continuando a testimoniare la sua fede.
Dopo la morte, il suo corpo fu trasportato al cimitero di Callisto dove vi rimase sino al IX secolo, quando il Papa Pasquale lo riportò nella sua casa per costruire una basilica.
La casa era già diventata luogo di culto; e un battistero del IV secolo attesta la presenza della Comunità cristiana in questo che è uno dei più antichi tituli romani.
Insieme alla basilica papa Pasquale volle pure che sorgesse un monastero e da allora la presenza monastica permane sino ad oggi.